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Politica e tecniche di persuasione.

di Enrico Maspes

Settembre 2008

Riporto una piccola parte di una intervista ad un politico molto noto che verte sui problemi di convivenza con i musulmani in Italia per illustrare il modo con il quale il politico tenta di convincere della bontà delle sue tesi, senza entrare nel merito della questione che lascio alla intelligenza di ognuno Non cito né la rivista né il nome del politico per non influenzare alcuno con eventuali simpatie o antipatie nei confronti di una o dell'altro.
Ad un certo punto l'intervista tratta il tema della liceità dell'uso del velo e dell'insegnamento della religione nelle scuole pubbliche.

“....ma spesso il velo non è mascheramento, è il capo coperto come tante nostre donne anni fa. Ci vuole coerenza o arriviamo ai paradossi inglesi e francesi, una legge contro tutti i simboli religiosi, velo compreso, a partire dal crocefisso.
Vuole introdurre lezioni di Corano nelle scuole?
Ho detto che anche per un bambino musulmano deve essere possibile conoscere cosa dice la sua religione. Facoltativamente e nella scuola pubblica italiana: oppure l'alternativa è la scuola di via Quaranta a Milano o l'imam di via Anelli che non predica il Corano ma una versione Sifardita per cui l'Islam è sulla punta della spada. Io sono contro il muro contro muro, per cui i musulmani stanno con i musulmani. Il problema è integrare questi ragazzini. Stiamo attenti: maneggiamo nitroglicerina.”


Questo politico è preoccupato di un possibile scontro di civiltà fra cristiani e musulmani e la sua intenzione, più che positiva, è quello di evitarlo.
Al fine di aumentare l'efficacia della sua persuasione usa una particolare tecnica comunicativa chiamata “ presupposto”: un presupposto è una proposizione implicita che dobbiamo assumere per vera al fine di dare senso alla frase.
Ecco un presupposto che può essere utile nel faticoso ruolo genitoriale quando desideriamo superare l'opposizione al lavaggio dei denti di un figlio: “ vuoi usare lo spazzolino azzurro o quello rosso? ”. La proposizione implicita è che il bambino si lavi i denti, lasciandogli la possibilità di scegliere solo all'interno del campo che noi abbiamo stabilito.
Ricordo che la retorica, l'antica arte della persuasione, ha l'obiettivo di ottenere il consenso indipendentemente dalla veridicità dell'argomento.
Il politico usa il presupposto per la prima volta in questa frase: “Ho detto che anche per un bambino musulmano deve essere possibile conoscere cosa dice la sua religione.”
Questa frase contiene il presupposto che l'unica possibilità di imparare la propria religione sia attraverso un insegnamento scolastico. Se accettiamo che ciò sia vero, escludendo così, per esempio, la famiglia e i luoghi di culto, sarà molto più difficile negare l'istruzione religiosa (musulmana e non) nella scuola perché ciò equivarrebbe a negare il fondamentale diritto all'istruzione.
La seconda volta in questa frase: “l'imam di via Anelli che non predica il Corano ma una versione Sifardita per cui l'Islam è sulla punta della spada.”
Questa frase suggerisce che ci sia un Corano (unico e vero), e una versione sifardita (minore e falsa). Qui si suggerisce l'idea che non sono a confronto diverse versioni del corano, tutte equivalenti, ma Il Corano e una sua versione: quindi il generale (il corano) contro il particolare (la versione sifardita), il grande contro il piccolo, il vero contro il falso. La versione sifardita che fa paura al nostro politico perché può portare a scontri fisici fra musulmani e cristiani viene così depotenziata da una sconfessione.
Nella storia dell'umanità si può trovare l'uso di questo modo di pensare nella Patristica. Nei primi due o tre secoli dopo Cristo i pensatori cristiani sentivano il desiderio di dare forza al loro credo a livello di pensiero filosofico sfruttando la straordinaria autorevolezza del pensiero classico greco. Pensarono dapprima di dichiararsi come figli legittimi di quel pensiero così da assorbirne tutto il carisma ma presto si accorsero che fra i due mondi vi erano delle divergenze inconciliabili e così per sanare la situazione arrivarono a questa soluzione: tutto ciò che del pensiero greco si accordava con il pensiero cristiano fu dichiarato come Vera cultura classica e tutto ciò che non si accordava come Falsa cultura classica.
Non sappiamo se il nostro politico abbia usato consapevolmente questo tipo di strumento retorico, certamente le sue intenzioni erano positive e ognuno di noi può giudicare se “il fine giustifica i mezzi”.
Da questa intervista possiamo anche scorgere una parte della mappa del mondo dell'intervistato: “ma spesso il velo non è mascheramento, è il capo coperto come tante nostre donne anni fa. Ci vuole coerenza o arriviamo ai paradossi inglesi e francesi, una legge contro tutti i simboli religiosi, velo compreso, a partire dal crocefisso.”
Il politico ci invita ad essere coerenti con il nostro recente passato quando accettavamo che anche le italiane mettessero il velo, e squalifica le leggi approvate in Francia ed in Inghilterra chiamandole paradossi, un termine che, nel linguaggio comune, significa “che contrasta con l'opinione diffusa e generalmente accettata, con principi che si ritengono ben stabiliti”. Dà forza alle proprie affermazioni facendo appello a valori della tradizione e questo rivela che ciò che è importante per la sua vita sono le cose che sono avvenute più che i progetti per il futuro.
Questa è la visione del mondo di un conservatore.



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