Pensare bene per comunicare bene.
di Enrico Maspes
Dicembre 2006
Qualunque sia il mezzo che usiamo per la nostra comunicazione interpersonale: lettera, immagine, parole, mimica, ecc.. essa rimane una delle cose più difficili che esistano. Freud considera “impossibili” tutte le funzioni sociali che hanno a che vedere con il “governo degli altri”: la psicoterapia, la politica, l'educazione. Questo pessimismo ci rammenta il fatto, apparentemente banale, che gli altri sono così diversi uno dall'altro e da noi, che è praticamente impossibile trovare una comunicazione che sia adatta per tutti. Quando comunichiamo con gli altri vogliamo, consapevolmente o meno, raggiungere un qualche obiettivo : la condivisione di uno stato d'animo, essere confortati e sostenuti, far comprendere un nostro progetto perché sia eseguito correttamente, cambiare un comportamento negativo di qualcuno. Nel momento in cui tentiamo di raggiungere questo obiettivo attraverso l'azione del comunicare ci incontriamo con la diversità dell'altro e spesso ci troviamo nella frustrante situazione di avere delle risposte difformi da quelle che ci aspettavamo. La moglie che voleva essere consolata si trova di fronte a una risposta acidamente ironica. Il dirigente che si aspettava una corretta esecuzione del lavoro si trova di fronte ad un completo fraintendimento delle sue istruzioni. L'insegnante così entusiasta di condividere con i suoi studenti un capolavoro del cinema si trova di fronte una ciurma delusa e annoiata. Il direttore che attraverso una punizione si aspettava che un certo impiegato diventasse puntuale si vede recapitare in risposta un certificato medico che annuncia un'assenza di un mese per esaurimento nervoso. Questi “fallimenti” della nostra comunicazione possono orientare la nostra mente verso un atteggiamento pessimista nei confronti della realtà: quello ben esemplificato dai detti popolari quali “ la madre degli stupidi è sempre incinta” e “il mondo è pieno di pazzi”. Quando ci lamentiamo con qualcuno dicendo questo tipo di frasi possiamo ricevere la sua solidarietà e sperimentare la piacevole sensazione di essere confermati nelle nostre opinioni ma allo stesso tempo, forse senza rendercene conto, stiamo condividendo una visione del mondo che ci fa sentire impotenti a modificare in meglio le nostre relazioni. Sentiamo di appartenere al gruppo dei “giusti” in contrapposizione a quello degli “sbagliati“ ma trattare gli altri da una posizione di condiscendente superiorità oppure con timorosa diffidenza raramente dà buoni risultati. Questo tipo di atteggiamento si traduce in una mancanza di motivazione a tentare di comunicare in altro modo per ottenere il risultato voluto. Se di fronte alla inefficacia della nostra comunicazione ci diciamo “dev'essere uno stupido” smettiamo automaticamente di fare ogni altro tentativo perché ci siamo convinti che l'altro non potrebbe capire.
Questa credenza a fronte del mantenimento della nostra autostima (noi siamo intelligenti) ci mantiene in uno stato di impotenza.
Inoltre se il nostro insieme di matti e stupidi diventa molto ampio può diventare una fonte importante di depressione perché, come si può vivere in un mondo senza senso e nel quale non riusciamo a comunicare con nessuno? La psicologia della depressione ci dice che la visione del mondo del depresso è descrivibile così: “ il mondo è distrutto e io non ci posso fare niente”.
Per non cadere in simili trappole mentali è necessario fare un lavoro di bonifica del nostro modo di pensare correggendo le abitudini e le credenze negative che negli anni si sono sedimentate e che, al di fuori della nostre intenzioni, ci portano a vivere peggio.
Per dirla con Rochefoucault: gli uomini non si capiscono a vicenda, ci sono meno pazzi di quanto si creda.
Pensare bene per comunicare bene è uno slogan efficace per sintetizzare quanto detto finora anche se non sottolinea abbastanza l'importanza che hanno le relazioni con gli altri per la nostra realizzazione personale.
Correggere le eventuali credenze e i presupposti negativi è necessario ma non sufficiente per migliorare le nostre relazioni; sarà altresì importante aumentare la nostra comprensione e tolleranza della diversità e la nostra ricchezza di risposta.
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