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Genitori, insegnanti e principi della comunicazione.

di Enrico Maspes

Novembre 2007

Quando incontriamo le altre persone e ci confrontiamo con loro capita che ci troviamo di fronte a pareri completamente difformi dal nostro: se poi è un parere che invece di stupirci per la sua originalità viene a contraddire un nostro modo di vedere la reazione è quella di difendere il nostro punto di vista anche a scapito di quello dell'altro.
Recentemente mi è capitato di partecipare come genitore ad una riunione di genitori che dovevano discutere se e come intervenire rispetto ad una insegnante che aveva creato un clima molto negativo nella classe di mia figlia. Gli studenti si lamentavano che nello svolgimento del programma l'insegnante trascurasse parti importanti mentre tutto il tempo era dedicato a ripassare i programmi degli anni precedenti, che la valutazione fosse piuttosto arbitraria con una decisa preferenza per la parte femminile della classe. L' insegnante, davanti alle critiche, si era asserragliata sulle sue posizioni e ribatteva punto su punto continuando, in una lotta senza quartiere, a cercare di dimostrare che aveva ragione lei. La classe aveva la sensazione di trovarsi di fronte un muro ed era arrivata alla conclusione che era inutile parlare e che tanto valesse adattarsi alla situazione.
Nei colloqui che ebbi con lei ebbi la conferma della sensazione di impotenza che si generava parlando con questa persona. In questa riunione i genitori espressero diversi pareri sull'argomento, pareri che facevano capo a diverse visioni del mondo. Alcune di queste erano così in contrasto con la mia che feci fatica a trattenermi dal tentare di demolirle a colpi di metaforiche sciabolate; penso comunque che il mio fastidio, non ben dissimulato, sia stato avvertito chiaramente.
Tornando a casa ero entrato in uno stato di rabbia e pessimismo e rimuginavo su pensieri come " ma possibile che ci siano ancora oggi persone che pensano queste cose dopo tanti scritti e riflessioni di così tante persone sagge. Che cosa hanno preso la laurea a fare se poi se ne escono con queste baggianate ecc....!". Ad un certo punto mi accorsi che, senza rendermene conto, avevo perso la strada che conduce al paradiso della comprensione e che avevo imboccato la strada che conduce all'inferno della rabbia e della paranoia. Decisi di uscirne facendo di questa esperienza un momento di crescita personale: feci appello ai principi della comunicazione efficace.

In particolare due di questi mi sembravano adatti a riportarmi sulla retta via:

  • la mappa non è il territorio
  • le intenzioni delle persone sono sempre positive

Il primo mi ricordava che nessuno, nemmeno io (sic), ha la possibilità di leggere la Realtà e possedere la Verità. È un esercizio di modestia che serve a sottoporre le proprie idee allo stesso attento vaglio critico con cui si sottopongono quelle degli altri.
Il secondo principio mi ricordava che è sempre bene distinguere fra le intenzioni delle persone e le azioni che mettono in atto per attuarle. Mi aiutava ad affrancarmi dalla sensazione, piuttosto deprimente, di essere circondato da persone malvagie e stupide. La saggezza antica tramandata attraverso i detti e i proverbi ci conferma questo principio: “ le strade dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni”.
Così ho rivisitato quella riunione alla loro luce e questi sono i risultati.
Mi sembra di poter schematizzare gli interventi dei genitori in due scuole di pensiero con relative sottoscuole.
I pessimisti:

  • i pessimisti cosmici;
  • i pessimisti dell'uomo: gli ansiosi, i depressi.

Gli ottimisti:

  • gli ottimisti inguaribili
  • i progressisti

Sono consapevole che la descrizione e l'uso dei termini rivela il mio punto di vista progressista. Coloro che si ritrovassero fra i pessimisti e non gli piacesse, potrebbero sostituire il termine con realista e d il termine ottimista con utopista.

Vedremo come tutti questi gruppi abbiano del tutto in buona fede una intenzione positiva comune: tutti vogliono e pensano di fare il bene del loro figlio. La diversità fra di loro è il mezzo che pensano essere quello giusto per raggiungere lo stesso scopo. Ognuno cerca la soluzione migliore all'interno della propria visione del mondo.


I PESSIMISTI

I pessimisti cosmici
Essi pensano : " il mondo è pieno di ingiustizie, di soprusi, di follia e di ferocia; è bene adattarsi il prima possibile, perché dopo potrebbe essere troppo tardi" . La conseguenza di questa credenza è che un insegnante particolarmente ingiusto, incapace di instaurare un buon rapporto e magari incompetente, diventa una cosa provvidenziale per abituare i loro figli a ciò che li aspetta.
Potremmo descrivere la cosa usando una frase del linguaggio comune " è bene che ci facciano il callo". Farci il callo esprime metaforicamente il concetto di adattamento difensivo alla realtà. È un detto che deriva evidentemente dalla esperienza dei lavori manuali dove il corpo si adatta ai continui traumi a cui viene sottoposto dall'interazione con gli oggetti inspessendo la pelle e le ossa e formando così dei calli.
Essi temono di creare dei disadattati che essendo vissuti in un mondo ideale non riescano poi ad adattarsi a quello reale o per dirla con un'altra frase comune hanno paura di "viziarli".
L'intenzione è quindi positiva, le persone che la pensano così desiderano evitare di far subire ai loro figli un grande trauma nel futuro fornendo loro tanti piccoli traumi giornalieri. È la pratica chiamata mitridatizzazione: se ingerisco un po' di veleno tutti i giorni aumentando gradualmente le dosi sarò immunizzato per sempre dal pericolo di morire avvelenato.
A questo punto ci potremmo chiedere quale è la visione della realtà cioè i valori, le credenze e i presupposti che sono la causa di questa strategia adattativa.
Posso pensare a tre presupposti/credenze che giustificano questo tipo di comportamento: che l'ambiente sia immodificabile, che il costo di un tentativo di modifica sia troppo alto ( il gioco non valga la candela) oppure che non sia importante modificarlo. I primi due casi giustificano l'appellativo pessimista cosmico: la natura è male e l'uomo si deve abituare alla sofferenza il prima possibile.
Il pessimista cosmico è "naturalmente" portato all'adattamento all'ambiente che lo circonda.
Sappiamo che i tibetani mettevano i bambini appena nati al gelo delle altitudini e solo chi riusciva a sopravvivere era degno di avere cure ed amore. É la sopravvivenza del più adatto.
Da un certo punto di vista è una scelta ecologica perché non comporta l'uso di risorse naturali e di intelligenza individuale per adattare l'ambiente alle esigenze umane.

I pessimisti dell'uomo.

Gli ansiosi
Una frase tipica di questa tipologia è " aspetto che sia finito l'anno scolastico e poi gliene dico quattro". Queste persone hanno paura delle conseguenze delle loro azioni, sono convinte che criticare l'operato di un insegnante possa portare a rivalse, per non dire vendette, ai danni del loro figlio. Temono che il danno futuro potrebbe essere peggiore rispetto a quello attuale provocato dall'insegnante. La loro decisione è quindi di non intervenire scegliendo il male minore. Potremmo dire che la loro preoccupazione ha un certo fondamento perché essere criticati nelle propria professionalità non è piacevole per nessuno. Certo questo timore è in se stesso una critica alla professionalità dell'insegnante al quale non si riconosce proprio quella fondamentale capacità di affrontare critiche sul suo operato senza perdere il controllo emotivo.

I depressi
Una frase tipica di questa sottoclasse è " ma se il professore è così che cosa ci vuoi fare, non vorrai mica cambiarlo?!" Queste persone ritengono sia opportuno adattare il ragazzo al mondo della scuola ( e per estensione al mondo adulto) perché sono convinte che le persone non possano cambiare e che quindi sia energia sprecata il tentare di portare anche una critica costruttiva. È bene adattarsi agli insegnanti che si hanno perché tanto non potrebbero fare diversamente le cose che fanno e altri insegnanti potrebbero essere anche peggio. Ho chiamato questa sottoclasse depressa perché il loro atteggiamento mi ricorda quello della patologia della depressione così sintetizzata " il mondo è distrutto e io non ci posso fare niente". Detto incidentalmente, la loro frase tipica contiene la confusione fra il livello logico della identità e quello del comportamento.


GLI OTTIMISTI

Gli ottimisti inguaribili
Essi pensano "Oggi il mondo va male, domani andrà meglio". La loro credenza è: basta aspettare e le cose andranno naturalmente meglio. Forse questa fiducia deriva da una esperienza che abbiamo fatto tutti : quando ci facciamo male il dolore, prima o poi, passa. Essi di conseguenza hanno un comportamento passivo o di non intervento: in qualche modo seguono la battuta di Eduardo "ha da passà a nuttata" poi, immancabilmente, verrà un nuovo giorno.

I progressisti
Questo gruppo parte dalla stessa osservazione del gruppo dei pessimisti: il mondo è tutt'altro che perfetto, ma la reazione è opposta: rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo per rendere la natura e la società migliori. Il termine progressista sta a indicare che queste persone credono che sia possibile passare ad uno stato migliore attraverso un intervento che faccia evolvere la società. Quando c'è una situazione non all'altezza delle aspettative oppure dolorosa la prima cosa che il progressista pensa è " come posso adattare l'ambiente alle mie esigenze cosicché si possa essere più felici e soffrire meno?" Quindi la credenza o il presupposto che sottende questo modo di vedere e comportarsi è che sia possibile ciò che il pessimista ritiene impossibile. Nel caso dell'insegnante questo gruppo di persone era quello più motivato a intervenire per modificare la situazione. Le azioni pensate andavano da un colloquio dei rappresentanti di classe che premessero sull'insegnante perché modificasse il suo comportamento ad un colloquio con la preside affinché sfruttasse la sua autorità per favorire il progredire delle cose. La mia personale posizione, all'opposto dei pessimisti cosmici, era che questa insegnante stesse togliendo esperienze preziose per la crescita di mia figlia.

Alcune considerazioni
La visione progressista porta ad una prassi più impegnativa che quella pessimista. Cambiare l'ambiente in funzione di ciò che si ritiene giusto comporta molto lavoro. Ogni volta sarebbe opportuno chiedersi se il gioco valga la candela, se abbiamo sufficienti risorse per portare a termine l'obiettivo ed infine se questo sarà adeguato per soddisfare i nostri desideri : insomma se il nostro obiettivo è ben formato.



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